Xylella: eradicare o curare?

Penso ad un ulivo malato e poi penso ad una persona malata…e poi penso alla follia delle eradicazioni. Questa oggi dovrebbe essere l’extrema ratio solo se negli anni ormai trascorsi si fossero tentati tutti gli altri rimedi possibili. Pare non sia così, pare che tanto tempo sia passato in vano. Se una persona malata, anche quando altamente contagiosa, cerchiamo di curarla in tutti i modi e non di sopprimerla, perché allora i nostri ulivi, secondo “entità” aliene al nostro territorio e alla nostra storia, non sarebbero degni di cura, bensì solo di eradicazione?…L’eradicazione e la soppressione hanno un nonsUlivi2oché di nazista, nemmeno di medievale. Altra cosa sarebbero la quarantena, il cordone sanitario e il più umano dei mezzi…la CURA…Ma ahimè diventa sempre più difficile al giorno d’oggi garantire la CURA a chi ne ha bisogno, figuriamoci ad una pianta. Dalla malasanità alla mala agricoltura il passo è presto fatto. È vero, stessa sorte e stesso flagello, eradicazione e soppressione, hanno subito le palme, a causa del punteruolo rosso, e gli ovini e i bovini, a causa della blue tongue e del morbo della mucca pazza. Ma gli ulivi non sono né palme né ovini e bovini, gli ulivi secolari sono la Puglia….sono la Puglia Migliore e la Puglia Prima di Tutto, in originale e per davvero e non come nelle attuali e grottesche cronache politiche, sin dai tempi dei tempi. Di ulivi e di olio è costellato il cammino di civilizzazione, di emancipazione e di riscatto di questa nobile terra. Di ulivi e di olio sono fatti la nostra libertà e la nostra integrità nel lavoro, a dispetto delle scorciatoie dei facili guadagni.

 

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