La dittatura dell’algoritmo

matematica_1In principio l’uomo era misura di tutte le cose. Poi la matematica, la geometria e la tecnica ci hanno regalato le unità di misura e i relativi strumenti di misurazione da usare per distanze, pesi, temperatura, pressione, umidità, vento. Quindi, ma così è sempre stato, la ricchezza, il denaro e la loro misura sono stati usati nei millenni per assicurare la solidità di unioni, spesso impossibili, tra uomo e donna e per determinarne e plasmarne nel tempo affiatamento e affinità. Ora sempre la matematica, applicata all’informatica e al digitale, e alcuni geni della Silicon Valley ci hanno “regalato” un altro strumento, il più potente di tutti, l’Algoritmo, che tutto può. E se nell’immaginario collettivo il denaro è un dio con una religione e dei fedeli, bene l’algoritmo è senz’altro espressione di un potere che si pone al disopra di tutto e di tutti, siano essi uomini e istituzioni, divenendo esso stesso, in quanto fisicamente immateriale, entità metafisica sovrastatale, divinità ultraterrena. La Dittatura dell’Algoritmo non prevede tentennamenti sentimentali, alterne pulsioni, dubbi etici o interrogativi religiosi, al netto dei dogmi teologici. La Dittatura dell’Algoritmo pretende soltanto che qualcuno paghi o abbia pagato la bolletta elettrica. Quindi presuppone il controllo delle risorse energetiche e anche di quelle idriche per il funzionamento dei supercomputer e per il raffreddamento loro e di quello dei data center. Allora come sospettavo, la Dittatura dell’Algoritmo ci faciliterà la ricerca dell’anima gemella o cose simili, che avremmo potuto continuare a fare alla maniera degli antichi, ma non ci esimerà dalla necessità di ammazzarci l’un l’altro in guerra per un barile di petrolio, per una tanica d’acqua, o per qualche grammo di silicio e non riuscirà a sventare nessuna strage o ad evitare alcuna catastrofe. Anzi, forse il rischio è che sia più utile ai “sacerdoti” del crimine e del terrore. Come certe dittature (non tutte si badi, Iraq e Libia insegnano) spero che faccia la fine che si merita…Spero insomma che collassi presto in un qualsiasi Piazzale Loreto di questo pazzo mondo, la cui immensa complessità non potrà mai essere afferrata a pieno da un algoritmo, ma al massimo interpretata a proprio uso e consumo da qualcuno più furbo dei suoi simili!

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